Talento, tecnica, voce, il cantante-chitarrista e altre storie
E' da tanto tempo che ho deciso di non sentirmi più in competizione con nessuno musicalmente, vecchi, giovani, morti e vivi. Avevo questo senso di inferiorità e a volte un pò di invidia quando tenevo 10 anni per gamba o poco più, ascoltando o vedendo qualcuno più forte di me, più veloce, che sapeva più brani o più assoli di me e li eseguiva meglio, però ascoltavo, guardavo e "rubavo" informazioni preziose. Tutto questo prima di studiare seriamente e in tempi ben lontani da youtube e social.
Scrivendo, registrando e suonando dal vivo ho sempre pensato solo ad esprimermi nel modo che mi era e mi è più congeniale, cercando di non farla fuori dal vaso, evitando con cura il patetico/ridicolo, almeno spero di esserci riuscito.
Sono sempre stato un chitarrista cantante, è sempre stato il mio sogno quello di cantare e suonare contemporaneamente e così ho cercato di fare, a parte le esperienze di musica strumentale, che ho vissuto con passione e impegno totali e da cui ho imparato moltissimo.
Mai preteso di essere un vero cantante, ma mi piace avere quel ruolo, mi impegna di più e mi piace sentirmi più responsabilità quando faccio musica.
Mai preteso di essere un vero cantante, ma mi piace avere quel ruolo, mi impegna di più e mi piace sentirmi più responsabilità quando faccio musica.
Suonare e cantare dal vivo non è un doppio ruolo, è ben di più.
La voce impegna moltissimo a livello psico-fisico.
Prima di una serata, chi canta professionalmente lo sa, bisogna fare riscaldamento, io evito certi cibi, evito menta e altre essenze, non fumo, mai fumato, a parte nuvole a tonnellate di fumo passivo quando nei locali era permesso.
Parto da casa con pasticche per la voce, faccio sciacqui, uso beveroni che mi faccio io, se posso evito proprio di mangiare prima di cantare, sto meglio a stomaco vuoto e mi scoccia anche parlare più di tanto prima dell'esibizione, che poi in mezzo alla gente significa urlare di solito, perciò quando possibile mi cerco un angolino dove potermi concentrare quei dieci minuti prima e fare un pò di vocalizzi.
La voce impegna moltissimo a livello psico-fisico.
Prima di una serata, chi canta professionalmente lo sa, bisogna fare riscaldamento, io evito certi cibi, evito menta e altre essenze, non fumo, mai fumato, a parte nuvole a tonnellate di fumo passivo quando nei locali era permesso.
Parto da casa con pasticche per la voce, faccio sciacqui, uso beveroni che mi faccio io, se posso evito proprio di mangiare prima di cantare, sto meglio a stomaco vuoto e mi scoccia anche parlare più di tanto prima dell'esibizione, che poi in mezzo alla gente significa urlare di solito, perciò quando possibile mi cerco un angolino dove potermi concentrare quei dieci minuti prima e fare un pò di vocalizzi.
Prima di mettermi davanti ad un microfono la tensione è alta, non importa il tipo di serata o di locale, c'è la paura di "scrocchi" vocali, di non riuscire a prendere certe note e poi c'è il testo, l'interpretazione, rispettare la struttura del brano, presentare, magari raccontare qualcosa, non essere proprio delle mummie e, se non stai suonando da solo, devi ascoltare gli altri che suonano con te, sempre.
C'è la fatica che si fa in certe situazioni di caos, chiacchiericcio, starnazzamento, poca attenzione, che ti fanno rischiare la distrazione e l'errore, ci può essere umidità, fumo, troppo caldo, troppo freddo, regolazioni sbagliate dell'impianto, il monitoraggio, magari ti è appena morto qualcuno o il tuo cane o il gatto, un milione di cose e se solo una di queste non funziona, la voce ne risente.
La voce risente di ogni minimo stress.
E poi c'è una cosa per me fondamentale, cantando quasi sempre in inglese, LA PRONUNCIA. Quando sento cantanti italiani/e, anche noti e note, che pronunciano male o sbagliando accenti, vocali aperte invece che chiuse, inflessioni terribili, il "the" che diventa "ze", le "o" che diventano "u" o altre forti imprecisioni e palesi errori, mi sento fortemente a disagio per loro e mi chiedo tante cose.
Ho studiato da chitarrista, sono un cantante istintivo che ha studiato, se si può dire così, soprattutto sui dischi dei suoi eroi e che la voce ha dovuto e voluto usarla per lavorare dal vivo e negli studi di registrazione, ambiti questi ultimi in cui o impari o ti buttano fuori subito e non ti chiamano più.
Ho registrato qualche migliaio di jingles in 25 anni e quella è stata una grande scuola, anche se non si può parlare di Arte in senso stretto. Lo è perchè in quei contesti devi semplicemente essere perfetto in ogni aspetto: intonazione, tecnica, sync con gli overdub che fai e con altri cantanti che registrano insieme a te, capacità e preparazione nell'armonizzare parti, pazienza col fonico o il direttore di produzione che ti chiedono di rifare anche quando sei sicuro che meglio di così non puoi fare.
Ora con l'avvento della A.I. non so bene come sarà, temo inizialmente guai e ancor più carenza di lavoro per i cantanti di studio, come forse per gli autori di testi, musica, libri, giornalisti, autori di programmi radio-tv.
Ogni tanto mi sento chiedere se do lezioni di canto e ogni volta senza indugio rifiuto proprio perchè non mi sento un vero cantante, non mi sento uno che vuole andare a "farsi sentire" a the voice senior o x factor, non ho nulla da dimostrare e non ho tecniche particolari se non il mestiere che ho fatto, imparando sul campo.
Un pò ho anche sempre temuto di studiare canto perchè non volevo perdere spontaneità, naturalezza, nè rischiare di cambiare il mio timbro.
C'è la fatica che si fa in certe situazioni di caos, chiacchiericcio, starnazzamento, poca attenzione, che ti fanno rischiare la distrazione e l'errore, ci può essere umidità, fumo, troppo caldo, troppo freddo, regolazioni sbagliate dell'impianto, il monitoraggio, magari ti è appena morto qualcuno o il tuo cane o il gatto, un milione di cose e se solo una di queste non funziona, la voce ne risente.
La voce risente di ogni minimo stress.
E poi c'è una cosa per me fondamentale, cantando quasi sempre in inglese, LA PRONUNCIA. Quando sento cantanti italiani/e, anche noti e note, che pronunciano male o sbagliando accenti, vocali aperte invece che chiuse, inflessioni terribili, il "the" che diventa "ze", le "o" che diventano "u" o altre forti imprecisioni e palesi errori, mi sento fortemente a disagio per loro e mi chiedo tante cose.
Ho studiato da chitarrista, sono un cantante istintivo che ha studiato, se si può dire così, soprattutto sui dischi dei suoi eroi e che la voce ha dovuto e voluto usarla per lavorare dal vivo e negli studi di registrazione, ambiti questi ultimi in cui o impari o ti buttano fuori subito e non ti chiamano più.
Ho registrato qualche migliaio di jingles in 25 anni e quella è stata una grande scuola, anche se non si può parlare di Arte in senso stretto. Lo è perchè in quei contesti devi semplicemente essere perfetto in ogni aspetto: intonazione, tecnica, sync con gli overdub che fai e con altri cantanti che registrano insieme a te, capacità e preparazione nell'armonizzare parti, pazienza col fonico o il direttore di produzione che ti chiedono di rifare anche quando sei sicuro che meglio di così non puoi fare.
Ora con l'avvento della A.I. non so bene come sarà, temo inizialmente guai e ancor più carenza di lavoro per i cantanti di studio, come forse per gli autori di testi, musica, libri, giornalisti, autori di programmi radio-tv.
Ogni tanto mi sento chiedere se do lezioni di canto e ogni volta senza indugio rifiuto proprio perchè non mi sento un vero cantante, non mi sento uno che vuole andare a "farsi sentire" a the voice senior o x factor, non ho nulla da dimostrare e non ho tecniche particolari se non il mestiere che ho fatto, imparando sul campo.
Un pò ho anche sempre temuto di studiare canto perchè non volevo perdere spontaneità, naturalezza, nè rischiare di cambiare il mio timbro.
Alcune cose fondamentali come il respiro e l'uso del diaframma le ho pure studiate per un periodo. So come fare alcuni esercizi e vocalizzi, quando mi servono e posso assicurare che servono, anche chi deve parlare in pubblico frequentemente dovrebbe imparare a farli.
Ricoprendo musicalmente due ruoli, la voce ha la precedenza sullo strumento, sempre, a meno che non ti chiami Stevie Wonder o Ray Charles che sono tutt'uno, tastiera e voce, inscindibili.
Sono stato abituato da sempre ad accompagnarmi, più che accompagnare altri o altre al canto e questo fa una certa differenza nel modo di suonare e porsi dal vivo. Non è più facile o più difficile, è diverso l'approccio, per chi capisce cosa intendo.
Tornando e chiudendo sulla tecnica strumentale, siamo in tempi in cui la tecnica esasperata pare vinca su tutto.
Se è così, vuol dire che non è più il mio tempo e pazienza.
Non lo è più per questioni anagrafiche e perchè sentire sparare migliaia di note da chitarristi, pianisti, sassofonisti, bassisti, o migliaia di colpi da batteristi, seppur con tecnica e preparazione, mi annoia dopo meno di un minuto, se tutto questo ha un senso solo dimostrativo e non è al servizio della Musica e di chi la Musica la deve solamente fruire.
Voglio, vorrei sentire da questo tipo di musicisti qualche incertezza ogni tanto, qualche errorino anche minimo, anche solo nello scegliere un suono, mi darebbe la sensazione che sto ascoltando e vedendo persone che suonano, non macchine o specie aliene.
La Musica è anche tecnica di certo e sono il primo a sostenere che una buona o un'ottima tecnica aiutano moltissimo, in alcuni generi sono abbastanza indispensabili.
La tecnica è d'aiuto anche nella composizione, fondamentale per alcuni compositori (chiedere a Rachmaninov o a Chick Corea), ma ultimamente mi sembra ci sia un pò di confusione su cosa è espressione, gusto, musicalità, inventiva al servizio della Musica e cosa è invece solo dimostrazione pura fine a se stessa.
Il talento a volte mi sembra venga confuso con le ore di volo e di esercizio esasperato sullo strumento, con frasi e licks che si ripetono ad ogni brano, frutto di ore e ore di pratica, rispettabilissime, ma noiosissime se reiterate continuamente nel corso di una serata o di un disco.
Ricoprendo musicalmente due ruoli, la voce ha la precedenza sullo strumento, sempre, a meno che non ti chiami Stevie Wonder o Ray Charles che sono tutt'uno, tastiera e voce, inscindibili.
Sono stato abituato da sempre ad accompagnarmi, più che accompagnare altri o altre al canto e questo fa una certa differenza nel modo di suonare e porsi dal vivo. Non è più facile o più difficile, è diverso l'approccio, per chi capisce cosa intendo.
Tornando e chiudendo sulla tecnica strumentale, siamo in tempi in cui la tecnica esasperata pare vinca su tutto.
Se è così, vuol dire che non è più il mio tempo e pazienza.
Non lo è più per questioni anagrafiche e perchè sentire sparare migliaia di note da chitarristi, pianisti, sassofonisti, bassisti, o migliaia di colpi da batteristi, seppur con tecnica e preparazione, mi annoia dopo meno di un minuto, se tutto questo ha un senso solo dimostrativo e non è al servizio della Musica e di chi la Musica la deve solamente fruire.
Voglio, vorrei sentire da questo tipo di musicisti qualche incertezza ogni tanto, qualche errorino anche minimo, anche solo nello scegliere un suono, mi darebbe la sensazione che sto ascoltando e vedendo persone che suonano, non macchine o specie aliene.
La Musica è anche tecnica di certo e sono il primo a sostenere che una buona o un'ottima tecnica aiutano moltissimo, in alcuni generi sono abbastanza indispensabili.
La tecnica è d'aiuto anche nella composizione, fondamentale per alcuni compositori (chiedere a Rachmaninov o a Chick Corea), ma ultimamente mi sembra ci sia un pò di confusione su cosa è espressione, gusto, musicalità, inventiva al servizio della Musica e cosa è invece solo dimostrazione pura fine a se stessa.
Il talento a volte mi sembra venga confuso con le ore di volo e di esercizio esasperato sullo strumento, con frasi e licks che si ripetono ad ogni brano, frutto di ore e ore di pratica, rispettabilissime, ma noiosissime se reiterate continuamente nel corso di una serata o di un disco.
Musica e musicisti devono e possono offrire qualcosa in più dello stupore/ammirazione nel vedere 4 o più dita volare su una tastiera o arti inferiori e superiori distribuirsi schizoidamente tra i pezzi di una batteria.
Dalle mie parti si chiamano emozioni, curiosità, sensazioni, brividi, voglia di riascoltare e rivedere quel gruppo o quell'artista, senza timore di provare assuefazione/noia dopo 15 minuti, a volte meno.
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